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PURPLEDUEL

Il rebus finale

Codifiche e segreti · livello difficile · 5 obiettivi · 1000 XP in tutto

Il Corvo è sparito lasciando uno scrigno chiuso e pochi indizi sparsi in più file: una legenda, un ordine, un programma. Ricostruisci il rebus, riapri lo scrigno e scopri perché codificare non è cifrare.

Laboratorio 6 di 6 del percorso Codifiche e segreti. Se ti blocchi hai 3 aiuti, dal più vago al più preciso: costano 0, 60 e 200 XP.

Cosa impari

Gli obiettivi si completano da soli mentre lavori nel terminale; ognuno vale punti esperienza:

  • Leggere il diario del Corvo (50 XP)
  • Estrarre l'ordine dei sigilli dalla sonda (strings) (150 XP)
  • Leggere la legenda dei sigilli (base64 -d) (150 XP)
  • Togliere anche l'ultimo sigillo, il ROT13 (tr) (200 XP)

Argomenti: codici, rebus, pipe.

I comandi che userai

Il terminale è simulato e capisce una quarantina di comandi Linux. In questo laboratorio ti servono soprattutto questi:

  • cat: stampa il contenuto di un file: il modo più diretto di leggere configurazioni, note e registri.
  • file: riconosce che tipo di file hai davanti (testo, eseguibile, immagine) guardando il contenuto, non il nome.
  • base64: codifica e decodifica il Base64, il formato che trasforma byte in testo. Non protegge niente: si annulla senza chiave.
  • strings: estrae il testo leggibile da un file binario: rivela password e indirizzi lasciati dentro un programma.
  • grep: cerca le righe che contengono una parola, anche in intere cartelle con -r. È lo strumento principale per analizzare testo e registri.
  • xxd: mostra un file in esadecimale e sa anche riportare l'esadecimale in testo.
  • rev: rovescia ogni riga carattere per carattere, come uno specchio.
  • tr: sostituisce caratteri con altri: con le regole giuste applica o annulla il ROT13.
  • |: la barra verticale | collega i comandi: l'uscita del primo diventa l'ingresso del successivo, così piccoli strumenti formano un'analisi completa.

L'ambiente simulato

Lavori su una shell Linux simulata, nella home dell'utente runner: file e cartelle inventati, nessun bersaglio in rete.

La lezione di difesa

A laboratorio risolto, il writeup spiega cosa è andato storto e come ci si protegge:

Il Corvo ha impilato quattro travestimenti (ROT13, specchio, esadecimale, base64) e ha lasciato in giro legenda e ordine; ma anche senza indizi un analista li avrebbe tolti tutti, perché nessuno richiede una chiave. Codificare non è cifrare. Per proteggere davvero un segreto servono una cifratura vera (AES-GCM, ChaCha20-Poly1305) con una chiave lunga e casuale conservata lontano dai dati e, per le password, un hash lento con sale (bcrypt, scrypt, Argon2), come quello di impronta.txt: un hash non si decodifica, si ricalcola e si confronta. E non lasciare segreti in file, binari o note.

Prima e dopo questo laboratorio

Per aprirlo devi aver risolto:

È uno dei laboratori finali: nessun altro laboratorio lo richiede.

Il percorso Codifiche e segreti

Codifiche e segreti insegna una distinzione che salva molti dati: codificare non è cifrare. Base64, esadecimale, ROT13 e testo allo specchio cambiano l'aspetto delle informazioni ma non le proteggono, perché chiunque le riporta in chiaro senza nessuna chiave. Nei laboratori riconosci questi formati dall'aspetto, li togli uno strato alla volta anche quando sono impilati, estrai il testo leggibile da un programma compilato e capisci perché per proteggere davvero un segreto servono cifratura vera, hash con sale e un gestore di segreti.

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